sensibilità delle madri verso la capacità dei figli nell’affrontare un compito cognitivo
Titolo: sensibilità delle madri verso la capacità dei figli nell’affrontare un compito cognitivo
Materia: Metodologia della ricerca psicosociale
Corso di Laurea: Psicologia
Descrizione: Questo studio consiste in una ricerca sull’interazione madre-bambino durante un compito cognitivo indirizzato a quest’ultimo, sulle strategie adottate allo scopo di aiutare il bambino a risolvere il compito e l’effetto dell’interazione su una successiva prestazione indipendente. SCOPI DELLA RICERCA La ricerca ha tre principali scopi: · esaminare gli effetti dell’interazione sociale sulle prestazioni seguenti del bambino in un compito cognitivo; · esaminare il grado in cui le madri modificano la loro interazione con i figli in risposta alle proprie abilità o a quelle dei loro bambini per completare compiti di varie difficoltà; · determinare come le madri percepiscono il compito, le competenze dei loro figli e il loro ruolo nell’interazione. RIFERIMENTI A RICERCHE PRECEDENTI Gli studi precedenti che hanno trattato l’argomento della socializzazione cognitiva si sono limitati ad analizzare l’interazione adulto-bambino durante la risoluzione di un compito, senza determinare se, successivamente, l’aver ricevuto assistenza da parte di un adulto può influenzare l’abilità del bambino nel risolvere un compito indipendentemente. Vigotsky (1978), postulò che, attraverso l’interazione con gli adulti, i bambini acquisiscono le abilità cognitive necessarie a svolgere un compito in modo autosufficiente. Tuttavia i supporti empirici a favore di questa teoria erano piuttosto limitati e i pochi studi che hanno esaminato gli effetti dell’interazione sociale sullo svolgimento successivo di un compito hanno prodotto scoperte inconsistenti. Ciò spiega la scelta delle domande alle quali le ricercatrici si sono proposte di rispondere all’interno del loro studio. Altre ricerche dimostrarono che veniva dato un supporto maggiore dalle madri proporzionalmente all’età dei loro bambini e alla difficoltà del compito, ovvero a bambini di età inferiore veniva dato maggior aiuto rispetto a quelli di età superiore. All’interno di queste ricerche però non furono inclusi un pretest e un posttest, presenti invece nello studio in analisi. IPOTESI SPECIFICHE Le principali ipotesi che le ricercatrici si sono prefisse di avvalorare sono che 1) un alto livello di sensibilità da parte della madre determina una migliore prestazione del bambino nello svolgimento di un compito in modo indipendente; 2) l’interazione sociale è un buon mezzo del quale i bambini si servono per acquisire competenze cognitive (elemento già presente nella teoria di Vigotsky (1978) che affermava che vi è una relazione causale tra interazione sociale e prestazione successiva indipendente). CARATTERISTICHE DEL CAMPIONE E CAMPIONAMENTO I soggetti esaminati in questo studio sono trenta bambini dell’età di 3 anni e trenta dell’età di 5. Per ciascuna delle età 16 partecipanti sono femmine e 14 sono maschi. I bambini sono stati selezionati da scuole materne private e asili-nido di una delle maggiori aree metropolitane. Si tratta di un gruppo omogeneo in quanto tutti i bambini appartengono alla stessa classe sociale (media), sono dotati di normale intelligenza e sviluppo fisico, come è stato indicato alle ricercatrici dai direttori delle scuole. Vi sono inoltre le madri (15 per il gruppo di bambini di 3 anni e 15 per quello di 5) che hanno un’età media di 35 anni e hanno tutte un alto livello di istruzione (diplomate o laureate). PROCEDURA Per avvalorare le loro ipotesi le ricercatrici hanno condotto un indagine di tipo sperimentale che si suddivide in tre fasi: · un pre-test; · un test con gruppo sperimentale e gruppo di controllo; · un post-test. In tutte le fasi, il compito consiste nell’accoppiare concetti contrari. Ai bambini vengono forniti disegni in bianco e nero di oggetti comuni disposti su due colonne da quattro e ad ogni figura sul lato destro corrisponde un contrario sul lato sinistro. Durante il pre- e il post-test i bambini sono nella medesima condizione: svolgono il compito senza il supporto della madre ed affrontano gli stessi livelli di difficoltà. Nella fase intermedia, invece, i soggetti vengono divisi in due gruppi di ugual numero. Metà di loro svolgono il compito ancora indipendentemente (gruppo di controllo) mentre gli altri sono affiancati dalle loro madri (gruppo sperimentale). Durante ciascuna fase i bambini ricevono sia una versione facile che una difficile del compito. La difficoltà è determinata dal tipo di suggerimenti forniti per la risoluzione del compito: gli accoppiamenti semplici sono suggeriti dalla somiglianza di uno stimolo visivo con il concetto che questo rappresenta, mentre quelli difficili sono rappresentati da oggetti differenti. Ad esempio è corretto accoppiare un elefante con un topo (grande/piccolo). Viene inoltre richiesto ai bambini di dare una spiegazione alla scelta dell’abbinamento, che sarà registrata dallo sperimentatore con un registratore. Durate la seconda fase, la relazione diadica madre-figlio/a viene videoripresa allo scopo di poter successivamente rilevare le verbalizzazioni e i diversi comportamenti di ciascuna madre e poterne misurare la sensibilità. Completata questa fase alle madri viene somministrato un questionario diviso in quattro parti: · informazioni demografiche; · percezione del livello di difficoltà dei compiti; · parte su scala Likert a sette punti (da molto facile a molto difficile) in cui viene chiesto il motivo per cui si ritiene che un compito sia più difficile rispetto a un altro; · percezione del proprio ruolo all’interno della diade. VARIABILI Si tratta di un disegno fattoriale 2 ´ 2 ´ 2 ´ 2 in cui le variabili indipendenti sono: 1)parte del test (pretest e posttest); 2)livello di difficoltà (facile e difficile); 3) età (3 e 5 anni); 4) condizione (presenza/assenza del supporto della madre). I punteggi non riguardano solo la correttezza nell’accoppiare i concetti, ma anche le spiegazioni che i bambini devono fornire sul motivo della loro scelta. Vi sono perciò due variabili dipendenti: 1) punteggio ottenuto con gli abbinamenti corretti; 2) punteggio ottenuto dalla correttezza delle spiegazioni. RISULTATI I risultati rivelano che i bambini di 5 anni hanno prestazioni migliori di quelli di 3 in termini di accoppiamenti corretti e numero di spiegazioni corrette. Tutti i bambini hanno avuto punteggi maggiori nei compiti facili. Si è notato un miglioramento dal pre- al posttest. I bambini assistiti dalle madri durante la fase intermedia hanno dimostrato un maggior miglioramento nel posttest, mentre non si è riscontrato nessun cambiamento all’interno del gruppo di controllo. Dalle videoregistrazioni è emerso che le madri danno maggior assistenza nel caso in cui ci si trovi di fronte a un compito di difficoltà maggiore e in relazione all’età del bambino. Analizzando i risultati emerge che l’ipotesi che un più alto livello di sensibilità da parte della madre determini un’effettivo miglioramento nella prestazione individuale del bambino non è del tutto avvalorata e ciò è suggerito dai risultati correlazionali ottenuti (le correlazioni del posttest non sono significanti). Tuttavia lo studio suggerisce che le madri più sensibili tendono ad avere bambini che sono generalmente più sviluppati cognitivamente. Per ciò che riguarda l’ipotesi che l’interazione sociale è un mezzo attraverso cui i bambini acquisiscono competenze cognitive, lo studio ha indicato che, nel posttest, i bambini che durante la seconda fase sono stati assistiti dalla madre hanno ottenuto risultati superiori pur lavorando indipendentemente, mentre non sono variati i risultati dei bambini che hanno lavorato da soli anche precedentemente. Si può perciò affermare che l’ipotesi è stata avvalorata. DISCUSSIONE CRITICA DELLO STUDIO Ciò che rende questo lavoro interessante è l’argomento che tratta oltre alla procedura e al disegno sperimentale utilizzati. L’ipotesi che la sensibilità della madre possa essere un fattore che influenza lo sviluppo cognitivo del bambino non ha ancora del tutto trovato una dimostrazione scientifica. Si tratta però di un argomento di cui si è parlato molto in psicologia, soprattutto nel ramo della psicanalisi. Per questo motivo ciò che più mi ha interessata di questo lavoro sono gli aspetti legati alla sensibilità: quali sono le condizioni per definire una madre sensibile e una non sensibile, lo studio delle strategie di aiuto nei confronti dei figli, la ricerca correlazionale tra sensibilità materna e prestazione indipendente del bambino. Il più grande limite di questa ricerca è non aver dato una dimostrazione empirica del fenomeno analizzato, nonostante abbia certamente contribuito ad ampliare la conoscenze sull’argomento. Probabilmente il campionamento non è stato abbastanza ampio: infatti i gruppi di bambini sono composti da soggetti che hanno le stesse caratteristiche (soprattutto per ciò che riguarda la classe sociale). Ancora più rilevante è, a mio parere, la somiglianza tra le caratteristiche delle madri. Le autrici stesse affermano che la percentuale di madri non sensibili è bassa e ciò è dovuto anche all’alto livello di istruzione che le accomuna: non si può perciò provare se una madre insensibile determina scarsi successi nello svolgimento del compito da parte del figlio. Ciò determina la mancanza di validità esterna in quanto non può essere generalizzato ad altre classi sociali. COME POTREBBE ESSERE AMPLIATA LA RICERCA Come ho già detto, a mio parere questa ricerca dovrebbe essere ampliata per ciò che riguarda l’ipotesi che non è stata avvalorata. Secondo me la causa principale di ciò è il tipo di campionamento che non permette di fare dei veri confronti tra la variabile indipendente (sensibilità della madre) e quella dipendente (risultati ottenuti ai test). Questo lavoro potrebbe essere ampliato inserendo altri soggetti, provenienti da una classe sociale più bassa. Ciò comporterebbe l’inserimento di due nuove variabili: classe sociale di appartenenza (indipendente) e sensibilità (dipendente) ma permetterebbe di disporre di più dati per poter fare un’altra ricerca correlazionale. Questo studio consiste in una ricerca sull’interazione madre-bambino durante un compito cognitivo indirizzato a quest’ultimo, sulle strategie adottate allo scopo di aiutare il bambino a risolvere il compito e l’effetto dell’interazione su una successiva prestazione indipendente. SCOPI DELLA RICERCA La ricerca ha tre principali scopi: · esaminare gli effetti dell’interazione sociale sulle prestazioni seguenti del bambino in un compito cognitivo; · esaminare il grado in cui le madri modificano la loro interazione con i figli in risposta alle proprie abilità o a quelle dei loro bambini per completare compiti di varie difficoltà; · determinare come le madri percepiscono il compito, le competenze dei loro figli e il loro ruolo nell’interazione. RIFERIMENTI A RICERCHE PRECEDENTI Gli studi precedenti che hanno trattato l’argomento della socializzazione cognitiva si sono limitati ad analizzare l’interazione adulto-bambino durante la risoluzione di un compito, senza determinare se, successivamente, l’aver ricevuto assistenza da parte di un adulto può influenzare l’abilità del bambino nel risolvere un compito indipendentemente. Vigotsky (1978), postulò che, attraverso l’interazione con gli adulti, i bambini acquisiscono le abilità cognitive necessarie a svolgere un compito in modo autosufficiente. Tuttavia i supporti empirici a favore di questa teoria erano piuttosto limitati e i pochi studi che hanno esaminato gli effetti dell’interazione sociale sullo svolgimento successivo di un compito hanno prodotto scoperte inconsistenti. Ciò spiega la scelta delle domande alle quali le ricercatrici si sono proposte di rispondere all’interno del loro studio. Altre ricerche dimostrarono che veniva dato un supporto maggiore dalle madri proporzionalmente all’età dei loro bambini e alla difficoltà del compito, ovvero a bambini di età inferiore veniva dato maggior aiuto rispetto a quelli di età superiore. All’interno di queste ricerche però non furono inclusi un pretest e un posttest, presenti invece nello studio in analisi. IPOTESI SPECIFICHE Le principali ipotesi che le ricercatrici si sono prefisse di avvalorare sono che 1) un alto livello di sensibilità da parte della madre determina una migliore prestazione del bambino nello svolgimento di un compito in modo indipendente; 2) l’interazione sociale è un buon mezzo del quale i bambini si servono per acquisire competenze cognitive (elemento già presente nella teoria di Vigotsky (1978) che affermava che vi è una relazione causale tra interazione sociale e prestazione successiva indipendente). CARATTERISTICHE DEL CAMPIONE E CAMPIONAMENTO I soggetti esaminati in questo studio sono trenta bambini dell’età di 3 anni e trenta dell’età di 5. Per ciascuna delle età 16 partecipanti sono femmine e 14 sono maschi. I bambini sono stati selezionati da scuole materne private e asili-nido di una delle maggiori aree metropolitane. Si tratta di un gruppo omogeneo in quanto tutti i bambini appartengono alla stessa classe sociale (media), sono dotati di normale intelligenza e sviluppo fisico, come è stato indicato alle ricercatrici dai direttori delle scuole. Vi sono inoltre le madri (15 per il gruppo di bambini di 3 anni e 15 per quello di 5) che hanno un’età media di 35 anni e hanno tutte un alto livello di istruzione (diplomate o laureate). PROCEDURA Per avvalorare le loro ipotesi le ricercatrici hanno condotto un indagine di tipo sperimentale che si suddivide in tre fasi: · un pre-test; · un test con gruppo sperimentale e gruppo di controllo; · un post-test. In tutte le fasi, il compito consiste nell’accoppiare concetti contrari. Ai bambini vengono forniti disegni in bianco e nero di oggetti comuni disposti su due colonne da quattro e ad ogni figura sul lato destro corrisponde un contrario sul lato sinistro. Durante il pre- e il post-test i bambini sono nella medesima condizione: svolgono il compito senza il supporto della madre ed affrontano gli stessi livelli di difficoltà. Nella fase intermedia, invece, i soggetti vengono divisi in due gruppi di ugual numero. Metà di loro svolgono il compito ancora indipendentemente (gruppo di controllo) mentre gli altri sono affiancati dalle loro madri (gruppo sperimentale). Durante ciascuna fase i bambini ricevono sia una versione facile che una difficile del compito. La difficoltà è determinata dal tipo di suggerimenti forniti per la risoluzione del compito: gli accoppiamenti semplici sono suggeriti dalla somiglianza di uno stimolo visivo con il concetto che questo rappresenta, mentre quelli difficili sono rappresentati da oggetti differenti. Ad esempio è corretto accoppiare un elefante con un topo (grande/piccolo). Viene inoltre richiesto ai bambini di dare una spiegazione alla scelta dell’abbinamento, che sarà registrata dallo sperimentatore con un registratore. Durate la seconda fase, la relazione diadica madre-figlio/a viene videoripresa allo scopo di poter successivamente rilevare le verbalizzazioni e i diversi comportamenti di ciascuna madre e poterne misurare la sensibilità. Completata questa fase alle madri viene somministrato un questionario diviso in quattro parti: · informazioni demografiche; · percezione del livello di difficoltà dei compiti; · parte su scala Likert a sette punti (da molto facile a molto difficile) in cui viene chiesto il motivo per cui si ritiene che un compito sia più difficile rispetto a un altro; · percezione del proprio ruolo all’interno della diade. VARIABILI Si tratta di un disegno fattoriale 2 ´ 2 ´ 2 ´ 2 in cui le variabili indipendenti sono: 1)parte del test (pretest e posttest); 2)livello di difficoltà (facile e difficile); 3) età (3 e 5 anni); 4) condizione (presenza/assenza del supporto della madre). I punteggi non riguardano solo la correttezza nell’accoppiare i concetti, ma anche le spiegazioni che i bambini devono fornire sul motivo della loro scelta. Vi sono perciò due variabili dipendenti: 1) punteggio ottenuto con gli abbinamenti corretti; 2) punteggio ottenuto dalla correttezza delle spiegazioni. RISULTATI I risultati rivelano che i bambini di 5 anni hanno prestazioni migliori di quelli di 3 in termini di accoppiamenti corretti e numero di spiegazioni corrette. Tutti i bambini hanno avuto punteggi maggiori nei compiti facili. Si è notato un miglioramento dal pre- al posttest. I bambini assistiti dalle madri durante la fase intermedia hanno dimostrato un maggior miglioramento nel posttest, mentre non si è riscontrato nessun cambiamento all’interno del gruppo di controllo. Dalle videoregistrazioni è emerso che le madri danno maggior assistenza nel caso in cui ci si trovi di fronte a un compito di difficoltà maggiore e in relazione all’età del bambino. Analizzando i risultati emerge che l’ipotesi che un più alto livello di sensibilità da parte della madre determini un’effettivo miglioramento nella prestazione individuale del bambino non è del tutto avvalorata e ciò è suggerito dai risultati correlazionali ottenuti (le correlazioni del posttest non sono significanti). Tuttavia lo studio suggerisce che le madri più sensibili tendono ad avere bambini che sono generalmente più sviluppati cognitivamente. Per ciò che riguarda l’ipotesi che l’interazione sociale è un mezzo attraverso cui i bambini acquisiscono competenze cognitive, lo studio ha indicato che, nel posttest, i bambini che durante la seconda fase sono stati assistiti dalla madre hanno ottenuto risultati superiori pur lavorando indipendentemente, mentre non sono variati i risultati dei bambini che hanno lavorato da soli anche precedentemente. Si può perciò affermare che l’ipotesi è stata avvalorata. DISCUSSIONE CRITICA DELLO STUDIO Ciò che rende questo lavoro interessante è l’argomento che tratta oltre alla procedura e al disegno sperimentale utilizzati. L’ipotesi che la sensibilità della madre possa essere un fattore che influenza lo sviluppo cognitivo del bambino non ha ancora del tutto trovato una dimostrazione scientifica. Si tratta però di un argomento di cui si è parlato molto in psicologia, soprattutto nel ramo della psicanalisi. Per questo motivo ciò che più mi ha interessata di questo lavoro sono gli aspetti legati alla sensibilità: quali sono le condizioni per definire una madre sensibile e una non sensibile, lo studio delle strategie di aiuto nei confronti dei figli, la ricerca correlazionale tra sensibilità materna e prestazione indipendente del bambino. Il più grande limite di questa ricerca è non aver dato una dimostrazione empirica del fenomeno analizzato, nonostante abbia certamente contribuito ad ampliare la conoscenze sull’argomento. Probabilmente il campionamento non è stato abbastanza ampio: infatti i gruppi di bambini sono composti da soggetti che hanno le stesse caratteristiche (soprattutto per ciò che riguarda la classe sociale). Ancora più rilevante è, a mio parere, la somiglianza tra le caratteristiche delle madri. Le autrici stesse affermano che la percentuale di madri non sensibili è bassa e ciò è dovuto anche all’alto livello di istruzione che le accomuna: non si può perciò provare se una madre insensibile determina scarsi successi nello svolgimento del compito da parte del figlio. Ciò determina la mancanza di validità esterna in quanto non può essere generalizzato ad altre classi sociali. COME POTREBBE ESSERE AMPLIATA LA RICERCA Come ho già detto, a mio parere questa ricerca dovrebbe essere ampliata per ciò che riguarda l’ipotesi che non è stata avvalorata. Secondo me la causa principale di ciò è il tipo di campionamento che non permette di fare dei veri confronti tra la variabile indipendente (sensibilità della madre) e quella dipendente (risultati ottenuti ai test). Questo lavoro potrebbe essere ampliato inserendo altri soggetti, provenienti da una classe sociale più bassa. Ciò comporterebbe l’inserimento di due nuove variabili: classe sociale di appartenenza (indipendente) e sensibilità (dipendente) ma permetterebbe di disporre di più dati per poter fare un’altra ricerca correlazionale. Tesina necessaria per dare l’esame di metodologia della ricerca in psicologia dello sviluppo. Ovviamente non conviene copiarla ma si può prendere di esempio
Tipo Documento: Tesina
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maggio 17th, 2010 at 7:55 pm
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